Cannocchiali variabili

Tue06182013

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Cannocchiali variabili

Non si tratta di sparare molti colpi, ma di colpire nel punto giusto. Questa, nel 1956, l’opinione di Alexander Lake, cacciatore professionista che ha speso la vita in Africa... questa, da sempre, la filosofia di chiunque pratichi caccia “grossa”, in Africa ai suoi temibili abitanti, nelle più selvagge terre nordamericane o sulle nostre più domestiche montagne.

La caccia ai più possenti tra i mammiferi, generalmente praticata da lunghe distanze per la diffidenza o la pericolosità della preda, si avvale degli strumenti che l’astuzia umana riesce ad elaborare: tra di questi, i sistemi ottici di puntamento, per brevità cannocchiali, si sono imposti nel bagaglio culturale e nella dotazione del cacciatore moderno.
La scelta dell’ottica di puntamento è strettamente dipendente dalla caccia che si intende praticare e dalla preda che si insidia.
In un mondo fatto di innumerevoli variabili, sono molti i cacciatori che si rivolgono alle ottiche ad ingrandimento... variabile, in grado di adattarsi con maggiore flessibilità alle condizioni di luce del momento e, soprattutto, alla distanza del selvatico. In questa categoria trionfano le ottiche medie, ovvero quelle che coprono il range compreso tra i 4 e i 12 ingrandimenti, eventualmente ritoccati verso l’alto o il basso. Con questa tipologia di ottiche non è difficile impegnare bersagli posti al limite estremo ragionevole per ottenere una uccisione certa e pulita mantenendo l’opportunità di insidiare bersagli a distanze medio-brevi. Per di più, queste ottiche consentono di contenere il peso che, in una giornata per montagne o per boschi, può diventare una discriminante significativa.