
Abbiamo già sottolineato in queste pagine l’importanza che la caccia alla beccaccia ha nel panorama venatorio italiano: la regina del bosco è uno dei (pochissimi) selvatici autentici che oggi sono in grado di offrire una caccia di qualità e su cui è ancora possibile selezionare veri cani da caccia.
E una caccia di qualità è una caccia in cui si devono misurare cacciatori formati e consapevoli della responsabilità a loro concessa di prelevare uno dei preziosi doni che Madre Natura ci ha messo a disposizione. Una nuova sensibilità venatoria è quindi la caratteristica dei moderni beccacciai, sempre più interessati a una profonda conoscenza della specie, del suo habitat e degli equilibri che regolano la vita di questo meraviglioso migratore. Gli sforzi e l’impegno di chi contribuisce, pur praticando con passione la caccia alla beccaccia, al monitoraggio e quindi di conseguenza alla tutela e alla conservazione del “patrimonio beccaccia”, riteniamo debbano essere in qualche modo riconosciuti e premiati.
Si sta discutendo molto sull’opportunità di anticipare la data di chiusura della caccia a questo scolopacide, alla luce di quando riportato nelle direttive europee e tenendo conto delle indicazioni dell’Ispra. Non ci addentriamo in questa sede in discussioni tecnico-scientifiche, ma vogliamo sottolineare un aspetto della questione su cui vale la pena riflettere.
Il mese di gennaio presenta certamente alcune criticità (inizio della migrazione prenuziale dalla seconda decade di gennaio secondo i “famosi” Key Concepts, possibilità di difficili condizioni meteorologiche eccetera) e, tenendo conto di questo, si sta ragionando sulla chiusura a fine dicembre della caccia alla beccaccia su tutto il territorio nazionale, nell’ottica di utilizzare le risorse faunistiche in modo conservativo, evitando di introdurre fattori in grado di alterare la struttura delle popolazioni cacciate e i processi di selezione naturale.
Detto questo, non è certo rinunciando a un paio di settimane di caccia in più che si garantisce il buono stato di salute di una specie. Abbiamo parlato in diverse occasioni su Beccacce che Passione di misure che, applicate sinergicamente e in tutto lo Stivale (o meglio ancora, trattandosi di un migratore, in tutto l’areale di distribuzione della specie), potrebbero essere valutabili per assicurare un futuro positivo alla beccaccia e di conseguenza alla sua caccia. In un periodo critico come il mese di gennaio, più che una sospensione dell’attività venatoria tout court, sembrerebbe più opportuno contingentare i numeri dei prelievi e che la caccia alla beccaccia così regolata fosse praticata solamente da cacciatori specializzati, abilitatati e formati, che dedicano la loro vita venatoria principalmente, se non esclusivamente, alla Scolopax rusticola, prelevandola a caccia aperta e svolgendo nel contempo tutta una serie di attività (anche a caccia chiusa) volte ad arricchire le nostre conoscenze sulla specie, a monitorarne la presenza e a valutarne lo stato di conservazione. Chi è animato da questa profonda passione che è la caccia alla beccaccia, chi si impegna non solo per accrescere le proprie abilità venatorie e le proprie competenze cinofile, ma anche la propria cultura ambientale e faunistica, dedicando a questo tempo ed energie, merita in qualche modo di avere il privilegio di cogliere ancora qualche prezioso spillo del bosco pur in momenti critici, senza venire penalizzato da provvedimenti restrittivi che sono sicuramente validi per ridurre la pressione venatoria sulla specie che interessa sempre di più anche cacciatori generici.
La caccia di selezione, che richiede una formazione specifica ai cacciatori, si è rivelata non solo uno strumento gestionale vincente, ma anche un mezzo per raggiungere e ottenere consensi tra l’opinione pubblica meno intransigente circa l’attività venatoria. Ai cacciatori di selezione è generalmente riconosciuta una corretta cultura ambientale e un ruolo importante nella gestione faunistica, che passa soprattutto attraverso l’applicazione di un’attività venatoria non più “programmata”, ma fondata su piani di prelievo commisurati allo status delle popolazioni cacciate. E l’ottimo stato di salute dei nostri ungulati è decisamente il migliore biglietto da visita della caccia di selezione.
Avvicinare la caccia alla beccaccia al concetto di specializzazione pensiamo possa essere prima di tutto un positivo segnale di crescita culturale ed etica del mondo venatorio, quindi una nuova e inedita opportunità per tutta la caccia italiana.