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La braccata al cinghiale: luci e ombre, passione e ragione

La braccata al cinghiale rappresenta la più diffusa, celebrata, ritualizzata, amata modalità di caccia a questo selvatico, ricco di fascino primordiale. Si tratta di una passione ancestrale, istintiva, incoercibile, perfino irrazionale sotto certi punti di vista e non da tutti i cacciatori condivisa, anzi, da alcuni addirittura snobbata. Può essere dunque interessante tentare una disamina per coglierne ed evidenziarne i diversi aspetti sotto il profilo emotivo, sociale, tecnico-gestionale

testo e foto di Marco Sirtori 

La braccata al cinghiale ti folgora fatalmente e irreversibilmente fin dalla prima esperienza o ti esclude lasciandoti indifferente, se non ostile. Quando ne sei contagiato, probabilmente non te ne libererai più, anche se, dopo che la fortuna non ti avrà arriso per la centesima volta, giurerai imprecando che “questa è proprio l’ultima volta”. Anche se ti sentirai ancor più avvilito di fronte all’esultanza un po’ troppo chiassosa di qualche compagno fortunatissimo e… infallibile, che fa lo smargiasso senza troppi riguardi per te tapino. Dopo un po’ ti passa e sei già lì con gli altri a programmare “la prossima”. E intanto ripensi a quella che hai appena vissuto.

… la braccata al cinghiale ti folgora fatalmente e irreversibilmente fin dalla prima esperienza o ti esclude lasciandoti indifferente, se non ostile. Quando ne sei contagiato, probabilmente non te ne libererai più, anche se, dopo che la fortuna non ti avrà arriso per la centesima volta, giurerai imprecando che “questa è proprio l’ultima volta”…

… la braccata al cinghiale ti folgora fatalmente e irreversibilmente fin dalla prima esperienza o ti esclude lasciandoti indifferente, se non ostile. Quando ne sei contagiato, probabilmente non te ne libererai più, anche se, dopo che la fortuna non ti avrà arriso per la centesima volta, giurerai imprecando che “questa è proprio l’ultima volta”…

 

Sei rimasto per un tempo che sembrava interminabile alla tua posta, in silenzio, nascosto tra due arbusti, quasi immobile, solo la testa come l’antenna di un radar per ruotare le orecchie a cogliere i rumori più remoti, gli occhi in continuo movimento nel fitto del bosco. All’inizio credevi di non farcela a resistere tanto a lungo, ma poi, irrigidito come un vecchio tronco, hai accompagnato con un sorriso malizioso il passaggio di un’inconsapevole volpe a cinque metri da te, tradita solo da un lievissimo fruscio. Allora hai ripensato a quelle volte in cui il manto di neve avvolgeva il bosco in un silenzio surreale e ti sei ritrovato sorpreso, con i cinghiali, comparsi all’improvviso senza un rumore, che passavano svelti a pochi passi da te, neri come la pece. In quest’ultima battuta invece, il tappeto di foglie secche ti ha fatto sobbalzare all’intenso, prolungato, inconfondibile fruscio, che da buona distanza annunciava l’imminente sopraggiungere del branco di cinghiali in ritirata strategica, ancora non precipitosa. Poi le voci ancora lontane dei cani che braccavano e dei battitori che si avvicinavano lentamente ti hanno tolto il respiro. Nessun dubbio, era proprio un branco quello che hai sentito nel bosco e sembrava proprio prendere la direzione della tua posta. Mentre il tuo cuore, che aveva già accelerato al primo fruscio, andava decisamente fuori giri, ti sei alzato dal seggiolino e hai impugnato più saldamente la tua fedele carabina, togliendo la sicura.

… oltre alla passione viscerale, anche questa è la grande valenza della braccata al cinghiale, il suo peso sociale. Essa, come tipologia di caccia collettiva, aggrega, insegna a condividere soddisfazioni e delusioni, successi e difficoltà. Educa al rispetto e alla comprensione, con la giusta e dovuta reciprocità tra compagni di caccia, nei pregi e nei difetti individuali. Invita i più fortunati a moderare gli eccessi di entusiasmo, per non esacerbare la delusione degli sfortunati…

… oltre alla passione viscerale, anche questa è la grande valenza della braccata al cinghiale, il suo peso sociale. Essa, come tipologia di caccia collettiva, aggrega, insegna a condividere soddisfazioni e delusioni, successi e difficoltà. Educa al rispetto e alla comprensione, con la giusta e dovuta reciprocità tra compagni di caccia, nei pregi e nei difetti individuali. Invita i più fortunati a moderare gli eccessi di entusiasmo, per non esacerbare la delusione degli sfortunati…

“Diamine, eppure non è mica la prima volta…”, ti sei ripetuto, cercando di recuperare un po’ di sangue freddo, con gli occhi puntati a bucare il sottobosco.

La canizza ormai si avvicinava rapidamente e il fragore del branco in corsa era sempre più vicino. Hai fatto giusto in tempo a vedere i cespugli davanti a te agitarsi convulsamente come per espellere fuori il branco di cinghiali, quando tutto, canizza e rumori, hanno cambiato improvvisamente direzione verso la tua sinistra e tutta la tua tensione emotiva è sfumata in una realistica e fatale rassegnazione. Dopo un minuto hai udito le scariche di colpi che sembravano disegnare la disposizione delle poste, sempre più in lontananza.

 

Il momento magico…

… anche stavolta ti aveva solo sfiorato, tutto è finito in un istante di cocente delusione e tu sei rimasto lì col cuore che faticava a ritornare a regime.

Pur sconsolato, ti sei subito chiesto, curioso, chi mai avesse baciato la fortuna, sperando che, almeno questa volta, avesse ridistribuito un po’ più equamente i suoi favori, accontentando non i soliti Bruno&“paraculi uniti”, ma finalmente Giorgio, Ambrogio e quelli che abitualmente disdegna.

… allora hai ripensato a quelle volte in cui il manto di neve avvolgeva il bosco in un silenzio surreale e ti sei ritrovato sorpreso, con i cinghiali, comparsi all’improvviso senza un rumore, che passavano svelti a pochi passi da te, neri come la pece…

… allora hai ripensato a quelle volte in cui il manto di neve avvolgeva il bosco in un silenzio surreale e ti sei ritrovato sorpreso, con i cinghiali, comparsi all’improvviso senza un rumore, che passavano svelti a pochi passi da te, neri come la pece…

Hai atteso impaziente che la braccata fosse finita per avere queste risposte e per sentire i racconti degli amici, concitati e conditi opportunamente di frizzi e lazzi, imprecazioni e ironie, “metri troppo corti”, “un colpo impossibile!”, “visto niente perché sei orbo o dormivi”.

Onore alla selvaggina, foto di rito, petti gonfi e figure defilate, sorrisi veri (anche troppo) e sorrisi a denti stretti, logorrea e mutismo.

Dopo un po’, comunque, festa per tutti e grande convivialità, vino e prelibatezze, calorie decisamente in saldo positivo rispetto al dispendio energetico profuso. Amarezza dei poco fortunati diluita progressivamente ed efficacemente da grappini tutti “speciali”.

 

Il peso sociale della braccata

Oltre alla passione viscerale, anche questa è la grande valenza della braccata al cinghiale, il suo peso sociale. Essa, come tipologia di caccia collettiva, aggrega, insegna a condividere soddisfazioni e delusioni, successi e difficoltà. Educa al rispetto e alla comprensione, con la giusta e dovuta reciprocità tra compagni di caccia, nei pregi e nei difetti individuali. Invita i più fortunati a moderare gli eccessi di entusiasmo, per non esacerbare la delusione degli sfortunati. Bene l’entusiasmo, benissimo l’allegria, ma ogni intemperanza, di qualsivoglia natura, è, o dovrebbe essere, bandita secondo norme non scritte.

… hai atteso impaziente che la braccata fosse finita per avere queste risposte e per sentire i racconti degli amici, concitati e conditi opportunamente di frizzi e lazzi, imprecazioni e ironie, “metri troppo corti”, “un colpo impossibile!”, “visto niente perché sei orbo o dormivi”. Onore alla selvaggina, foto di rito, petti gonfi e figure defilate, sorrisi veri (anche troppo) e sorrisi a denti stretti, logorrea e mutismo. Dopo un po’, comunque, festa per tutti e grande convivialità…

… hai atteso impaziente che la braccata fosse finita per avere queste risposte e per sentire i racconti degli amici, concitati e conditi opportunamente di frizzi e lazzi, imprecazioni e ironie, “metri troppo corti”, “un colpo impossibile!”, “visto niente perché sei orbo o dormivi”. Onore alla selvaggina, foto di rito, petti gonfi e figure defilate, sorrisi veri (anche troppo) e sorrisi a denti stretti, logorrea e mutismo. Dopo un po’, comunque, festa per tutti e grande convivialità…

 

Tutto ciò spesso costituisce il presupposto per la nascita e lo sviluppo di grandi amicizie che possono accompagnare per decenni il percorso di vita di un cacciatore, con un inestimabile valore aggiunto, come fortunatamente è capitato a chi scrive, che, anche per questo, non potrà mai più rinunciare alla braccata.

 

Il rovescio della medaglia

Attenzione, però, al rovescio della medaglia! Si dice che le vacanze in barca a vela o i safari in Africa possono infrangere drammaticamente amicizie apparentemente consolidate e inossidabili. Ebbene, anche la caccia in braccata potrebbe rientrare a buon diritto tra queste due categorie, perché quando egocentrismo, egoismo, individualismo e insofferenza finiscono col prevalere sullo spirito e l’obiettivo di gruppo, allora si vanifica larga parte di quella matrice di collettività che rappresenta un aspetto sostanziale e peculiare, il bello, al di là dell’emozione ineguagliabile, della caccia in braccata al cinghiale.

 

Dunque, la braccata modello di caccia ideale e inalienabile? Purtroppo una razionale e doverosa disamina nega agli appassionati questa certificazione, perché la braccata cozza fatalmente con i più elementari principi di gestione venatoria e quindi di selezione. E’ facile capire, infatti, come sia piuttosto improbabile e difficoltoso effettuare abbattimenti conformi ai criteri della caccia di selezione, scegliendo classi di età e sesso su animali che irrompono improvvisamente tra il fitto, spesso per brevi tratti di visibilità, solitamente ad andatura sostenuta e, per di più, intruppati in branchi più o meno numerosi. E’ altrettanto umanamente comprensibile che alle poste tutti cerchino istintivamente nei pochi istanti disponibili “quelli grossi”, ignorando, se proprio non c’è di meglio, i principi selettivi più comuni, “…dagli ai rossi!” o “…lascia la femmina che tira la volata!” Si fa presto a dirlo, ma spesso, a dispetto delle migliori intenzioni, manca proprio anche il tempo e lo spazio minimo necessario per una scelta oculata dell’obiettivo.

… la braccata modello di caccia ideale e inalienabile? Purtroppo una razionale e doverosa disamina nega agli appassionati questa certificazione, perché la braccata cozza fatalmente con i più elementari principi di gestione venatoria e quindi di selezione…

… la braccata modello di caccia ideale e inalienabile? Purtroppo una razionale e doverosa disamina nega agli appassionati questa certificazione, perché la braccata cozza fatalmente con i più elementari principi di gestione venatoria e quindi di selezione…

A tutto questo si aggiunga poi, come fattore indiscutibilmente negativo della braccata, il forte impatto, in termini di disturbo ambientale, provocato dalla canizza e dalle grida dei battitori, che mettono in piedi tutto ciò che respira nel bosco. Caprioli, cervi e quant’altro che, ignari di non essere, almeno per questa volta, l’obiettivo designato, schizzano fuori in tutte le direzioni, ne sono una scomoda e indiscutibile testimonianza.

La sentenza è dunque, ahinoi, severa e inappellabile: braccata al cinghiale, selettività praticamente zero, disturbo (invasività) elevato…

Ma, accidenti, è mai possibile che nella vita tutto quello che piace sia… sbagliato! E allora, inguaribili ammalati di braccata al cinghiale, che si fa? Beh, facciamo come per tutte le altre cose della vita “vietate”, cerchiamo di fare meno danni possibili, provando, almeno nelle buone intenzioni, a puntare i rossi e confidando che, prima o poi, ci si presenti il premio di un maschiaccio con due zanne così.

 

 

L’articolo è stato pubblicato sul n°9 di Sentieri di Caccia  2013.

 

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